La tradizione Camuffo

Venezia-Istanbul, anzi Costantinopoli, e non stiamo parlando dell’Orient-Express, bensì del più antico cantiere navale al mondo, come certificato da innumerevoli documenti commerciali e notarili conservati in numerosi archivi e biblioteche di Stato, e confermato dallo studio dell’Harvard Business School dove il cantiere figura al 10 posto delle più antiche aziende familiari plurigenerazionali, con le sue ininterrote 19 generazioni di mastri d’ascia, armatori, protomaistri e costruttori di ogni tipo di imbarcazione in legno. Fin dal XY secoli i Camuffo si sono gelosamente tramandati le diverse metodologie costruttive e i segreti derivati dalle esperienze pratiche desunte dall’attività di costruzione di imbarcazioni e di impegno nell’Arsenale di Venezia.

La storia ci porta nel 1438 a Candia(Creta) fondamentale porto veneziano nell’isola che da essa prende il nome, che rappresentava la base di tutti i traffici della Serenissima nel Mediterraneo verso l’Oriente e il mar Nero, dove il capostipite, conosciuto come Camuffi, in realtà El Ham-Mufti(dall’arabo: la voce del proto) operava come magister stadii, ossia come perito stazzatore. Continuatore, lui come i suoi discendenti, della costruzione tradizionale navale greco-bizantina, data la sua riconosciuta abilità, veniva incaricato di stabilire la capacità di carico delle diverse navi da cui poi derivava lì applicazione delle tasse doganali da pagare allo Stato. Dopo la caduta di Costantinopoli la situazione nell’Egeo diventa difficile per quei sudditi veneziani che come Petrus Cristianus qundam Camuffi, il figlio dello stazzatore, si erano convertiti al cristianesimo; così divversi candiotti si trasferirono così a Chioggia maggio centro di costruzioni navali mercantili e da pesca dell’Adriatico.

Ben inseritisi nella comunità veneta li troviamo come calafati, impiegati nell’Arsenale di Venezia e costruttori loro stessi, in virtù di una concessione perpetua di un terreno con squero e tenza, dove la famiglia costruiva le imbarcazioni. I camuffo continuarono attivamente come squeraroli e calafati si ampliandosi nelle loro più diverse ramificazioni e operando sempre in proprio, e su più squeri, affermandosi anche come armatori, come documentato da numerosi documenti contemporanei, fino a ottenere il permesso, sotto il primo governo napoleonico, di bonificare un terreno per erigervi un ulteriore squero, dove costruire tutte le imbarcazioni mercantili e da pesca del tempo. Tra il XV e il XIX secoli tutte i i tipi di imbarcazioni inlegno, quali burchi, burchielli, bragagne, bragozzi, bragozzetti, marciliane, caorline, sandoli, pupparini, tartane, topi, trabaccoli, pieleghi, per i più diversi usi, vennero costruite e armate a Chioggia, dai protomaistri Camuffo, squeraroli, calafati, armatori o parcenevoli; queste imbarcazioni hanno solcato l’Adriatico spingendosi fino a Odessa, in Mar Nero.

Nel 1840 Francesco Luigi Camuffo, terzogenito di Fortunato, abile nel mestiere ma chiuso nella successione alla proprietà dello squero di famiglia, con l’appoggio della stessa, decide di trasferirsi, dove erano richieste imbarcazioni, come testimoniato dagli investimenti armatoriali del padre con capitani di Trieste e di San Giorgio di Nogaro, a Portogruaro, ex dogana della Serenissima, punto di partenza per le attività commerciali del retroterra, che si congiungeva al mare tramiti il fiume Lèmene. Impiantò una solida attività cantieristica producendo le classiche imbarcazioni tradizionali chioggiotte, adatte alle esigenze del luogo, caratterizzato da canali e lagune, creò una flottiglia di imbarcazioni da lavoro da mettere a noleggio, e in pratica inventò il locale diporto nautico, realizzando e noleggiando gondolini, sandoli, pupparini, per il passeggio domenicale. Così i Camuffo, noti come “quei de le barche” , a cavallo dei due secoli divennero i fornitori esclusivi anche di tutti i consorzi di bonifica che operarono nel basso Veneto e nel Friuli per la realizzazione della famosa Litoranea Veneta, che consentì la navigazione interna di merci e passeggeri da Po a punta Sdobba.

Nel 1912 Luigi Camuffo, chiamato a svolgere il servizio militare a Venezia nel Corpo dei Lagunari, fu invitato a lavorare nei diversi squeri veneti, fino a che approdò al cantiere SVAN, Società Veneziana Automobili Navali; ebbe così modo di fare le prime esperienze sui MAS. In tali motoscafi il rapporto peso/potenza era ancora scarso e infatti stentavano a planare, ma il giovane Camuffo cominciò allora a capire e sentire la carena sotto i piedi. Erano le prime fondamentali esperienze basate sull’intuizione e sulle verifiche in acqua all’insegna dell’…imparar sbagliando, ma si rivelarono determinanti per imprimere poi una svolta all’attività del cantiere.

Mentre proseguiva la tradizionale attività cantieristica, nel 1927, si giunse alla prima realizzazione di un motoscafo Camuffo, di 9 metri, motorizzato con un Fiat 18BL di 24Hp, collaudato in occasione della costruzione delle prime infrastrutture balneari di Lignano Sabbiadoro. Dopo la II guerra mondiale il cantiere si trasferì da Borgo S.Agnese all’attuale sede di via Zambaldi, abbandonò la costruzione di barche da lavoro per dedicarsi esclusivamente alla realizzazione di imbarcazioni da diporto.

Entrarono in attività i figli Marco e Giacomo, attuali conduttori del cantiere, il primo quale costruttore e il secondo quale curatore della parte amministrativa e commerciale. Negli anni 50 cominciarono a produrre i primi motoscafi a doppio fasciame a diagonale in legno di mogano massiccio, motorizzati con fuoribordo o entrobordo a benzina; passarono poi ai cabinati da crociera e nel 1972 entrarono nella nuova era della motorizzazione con l’impiego degli entrobordo diesel turbo. Grazie alle nuove tecnologie e all’esperienza di due generazioni di costruzioni di scafi plananti, Marco è stato in grado di realizzare le magiche carene Camuffo che hanno raggiunto una perfezione ampiamente riconosciuta da tutti gli operatore del settore e testimoniata da prestazioni e consumi inarrivabili per imbarcazioni di analoghe dimensioni, dotate di qualsivoglia motorizzazione.

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